Il cancro é una montagna russa [Una chance di Vita che si ripete all’infinito]

Sebbene ai più risulterà bizzarro, ho un bel ricordo dei giorni trascorsi in ospedale. Ho un bel ricordo anche dei giorni dopo, quelli trascorsi in più case che non mi appartengono ma che ho abitato con la mia famiglia al completo. Loro, che interpretano perfettamente il concetto di stare in luogo e sentirne l’appartenenza. Esattamente quello di cui avevo bisogno per recuperare e ritrovare la forza. Fisica, perché quella d’animo non mi ha mai abbandonata.
I giorni dopo l’ospedale sono trascorsi lievi su di noi. Una routine improvvisata, fatta solo di cose piacevoli. Noah Enzo innamorato della metropoli di São Paulo, forse più per lo stop obbligato con la scuola che per la città stessa. Nina Flor attenta e curiosa, sempre con la voglia di uscire e girare il nostro piccolo nuovo mondo. Io coccolata da tutti, da mia madre in primis, impegnata in giornate scandite dagli orari dei farmaci e da gradevoli uscite quotidiane.

Il 9 luglio 2018 – data segnata sul calendario della vita –  ho tagliato i miei lunghi capelli e più precisamente, quello che di loro era rimasto. Uno scalpo frontale con tanto di cicatrice e lunghi capelli dietro era quello che indossavo sulla mia testa. Capelli bellissimi, a cui sentivo però di non voler dedicare la cura di un tempo e che non mi appartenevano più. Così non solo ho tagliato, ma ho rasato tutto e per la prima volta in vita sono rimasta senza capelli. Io che mi sentivo come Sansone – noto per la sua potenza legata alla chioma – ho scoperto nell’istante stesso in cui tagliavo via tutto, che invece la forza era dentro di me e non mi avrebbe abbandonata insieme a quelle ciocche. I capelli sono un vezzo, sono la giusta dose di vanto femminile. Ma sono solo capelli e la vera essenza non cambia con una testa rasata, ma bensì si rinnova. Soprattutto quando decidi di donare due code di 60 centimetri l’una, per regalare un sorriso a chi sente il bisogno invece di coprire una testa che non riconosce più come propria. Perché il dolore si somiglia sempre, ma ognuno lo vive in maniera unica!
Da quel momento il mio aspetto è cambiato ed una nuova me medesima è ri-nata. Solo l’ennesima all’interno di una stessa vita. Innumerevoli le realtà che sento di aver vissuto ed i luoghi che sento di aver abitato. Innumerevoli le donne che sento di aver interpretato, in periodi differenti. Epoche lunghe e mai infinite, in un tempo che potrebbe darmi la chance di abitarlo ancora, ma che non smette di evolvere – nel bene e nel male.
Il soggiorno nella metropoli è stato fatto soprattutto di attesa. Ogni giorno abbiamo aspettato con paziente impazienza una nuova risposta, che molto spesso non arrivava ed allungava la nostra permanenza. Per lo stesso motivo abbiamo cambiato numerose case, vissuto diverse dimensioni, costruito mondi paralleli nonostante una verità dura da affrontare.

Non mento affermando di non aver mai avuto paura. Non per leggerezza, perché non sono mai stata tanto consapevole e lucida come nei giorni paulistiani. Credo però di avere alcuni piccoli e semplici segreti per questo stato d’animo, che sono certa abbiano contribuito a mantenere accesi costantemente il sorriso, la forza, il coraggio. Ed il buon umore, mai forzato. Io sono stata serena, lo sono stata davvero e lo so che sembra follia dirlo – e scriverlo – dopo aver scoperto una metastasi nel proprio cervello, aver fatto milioni di esami, aver subito una craniotomia ed aver tagliato tutti i capelli. Eppure è così, la mia è stata una serenità autentica e credo di doverlo a più motivi:

• Al fatto che i dottori ci hanno sempre dato speranza. Un’aspettativa piena di difficoltà, ma sufficiente a credere di poter continuare a vivere nonostante l’aggressività e la recidiva della malattia.
• Alla delicatezza delle persone incontrate in ospedale. Ai medici, agli infermieri, alle mie guerriere compagne di stanza.
• Alla mia famiglia. Al loro amore. Alla loro presenza. Alla loro cura. Alla loro esistenza stessa.
• All’allegria dei miei figli e anche alle loro bizze, che mi hanno tenuta occupata durante il recupero a casa.
• Agli amici reali, quelli che sembrano sempre pochi – anche se poi non così tanto! – ma certamente buoni.
• Agli amici virtuali. L’abbraccio che mi è arrivato attraverso il web mi ha stretto forte e con immenso amore.
• A me stessa, anche. Senza presunzione. Perché so che è nei momenti difficili che riesco tirare fuori la parte più forte di me.

Poi, tra un esame invasivo e l’altro – perché quelli non sono mai mancati – la possibilità di tornare a casa qualche giorno. La nostra tropicale e bellissima Porto Seguro, la nostra ancora di salvezza. Ed è così che abbiamo fatto, senza lasciarci sfuggire questa occasione.
Un pugno di giorni, il tempo sufficiente per rigenerarmi. Il tempo di sentire il calore estivo che qui non manca nemmeno durante gli attuali mesi invernali. Il tempo di circondarmi di natura rigogliosa. Il tempo di incontrare gli amici durante una festa organizzata per me a sorpresa, in cui le mie ragazze si sono fatte trovare tutte con una fascia o un turbante in testa in mio onore e durante la quale non sono mancati gli abbracci fatti di braccia, le lacrime di commozione e la danza, la mia più grande passione. Il tempo di fingere una ritrovata routine e di ammazzare – come si usa dire in Brasile – la saudade. Il tempo di incontrare il mio oceano mare, nel quale immergermi come fosse un atto di rinascita. Il mio ritorno alla vita, nonostante la consapevolezza di una strada ancora lunga da affrontare ed un imminente ritorno nella metropoli.

Il 7 agosto eravamo di nuovo a São Paulo, questa volta solo io e mio marito Roberto. Una scelta sofferta, ma necessaria. Noah Enzo si trova a metà strada del suo primo anno scolastico e dopo aver perso tre mesi di lezioni, davvero non poteva perderne altri. A malincuore li abbiamo lasciati, insieme e con la nonna che esattamente come due anni fa è rimasta molto più a lungo. Per me. Per amore di mamma. Essere figlia è una delle cose che mi sono ricordata meglio in questi mesi di malattia!
Il tempo di arrivare e far trascorrere una notte, che già era ora di iniziare la radioterapia. Cinque sessioni, una al giorno, tutti i giorni. Le sessioni di radioterapia sono rapide ed indolore. Nel mio caso l’unico fastidio – usando un eufemismo – era legato alla maschera. Un reticolato rigido modellato sulla mia faccia precedentemente, con la funzione di tenere la mia testa immobile e quindi irradiare sempre lo stesso punto. Una sensazione non certamente piacevole, ma non poi così terribile se comparato a tutto il trascorso. E così i giorni sono passati al ritmo della radioterapia, che essendo presto la mattina ci permetteva di avere tutto il resto del giorno a nostra disposizione. Un piacere, se non fosse stato per il freddo davvero insopportabile. Mio marito dice che mi sono lamentata molto più per quello che per la terapia stessa ed è vero, non posso negarlo. La stanchezza sarebbe arrivata dopo, così come tutti i sintomi. Me lo avevano anticipato e così è stato. Il tempo di finire la terapia, fare una nuova PET scan ed incontrare i miei dottori per una visita, che già eravamo su un aereo pronti per tornare a casa dai nostri figli e dal nostro oceano mare. Questa volta per restare, almeno fino al prossimo controllo!

La vita somigliava a quella di prima. Non noi, stravolti da un’esperienza durata mesi – fuori casa – che ci ha certamente segnati in eterno. E mentre noi cercavamo di goderci il quotidiano, io cominciavo a stare male. Ma ero preparata, sapevo della stanchezza e della debolezza, sapevo che avrei potuto avere mal di testa, sapevo anche che avrei perso i capelli – prima o dopo. Quello che non sapevo è che un mercoledì mattina, inaspettatamente, avrei avuto una nuova crisi convulsiva. Poi un’altra. E un’altra ancora.
Ero in bagno quando è accaduto ed ero sola. Mio marito è arrivato dopo, il tempo sufficiente perché io cadessi e mi facessi male. Il tempo sufficiente per perdere lil controllo come la prima volta. Una coscienza incosciente mentre cercavo di tirarmi su inutilmente, continuando a cadere come un ubriaco. Anche il mio modo di parlare sarebbe parso tale, a detta di mio marito. Terrorizzati abbiamo chiamato l’ambulanza dove però non sono salita, perché mi avrebbero portata nello stesso posto della prima volta, circa tre mesi prima e non avrei ricevuto le cure adeguate. Così siamo partiti in auto, io e lui – sempre io e lui! – verso una città ad un’ora da qui per fare una risonanza e capire cosa stava accadendo dentro la mia testa, se non fosse che durante il tragitto ho avuto una seconda crisi che ci ha obbligato a fermarci nell’ospedale di Porto Seguro. Appena arrivata mi hanno soccorso e mentre mi adagiavano su una carrozzina, è arrivata una terza crisi convulsiva. Da quel momento ogni ricordo è annebbiato, sebbene la sensazione vissuta al momento fosse di una lucidità spaventosa.

Ricordo di aver trascorso quasi un giorno su un lettino del pronto soccorso. Ricordo i dolori insopportabili alla testa e le mie urla, che venivano per lo più ignorate. Ricordo gli scatti incontrollabili del mio corpo, le mani che tremano e gli occhi che vanno per conto suo, scattando verso destra con un ritmo così rapido da non permettere alcun tipo di controllo. Una sorta di “nistagmo” velocissimo e terrorizzante.
Ricordo mio marito. La sua presenza distante per evitare di farmi agitare. Ricordo il suo volto spaventato.
Per la prima volta da quando il cancro è tornato nella mia vita, ho avuto paura. Una paura che non so ancora mettere nero su bianco, ma che davvero mi ha tolto il respiro per giorni lenti e delicati.
Per la prima volta ho pensato – e temuto – di rimanere con danni neurologici permanenti al cervello. Quei sintomi, sommati alla mia incapacità di alzarmi dal letto, la completa assenza di equilibrio, l’impossibilità di esprimermi a parole prima in un silenzio assordante e poi con concetti privi di senso, che mio marito provava a mettere in ordine e che io continuavo a ripetere, ma senza cognizione di causa.
È stato tanto. È stato troppo. È stato inaspettato. È stato spaventoso. È stato l’incubo più profondo che abbia mai vissuto e non c’era spazio per nient’altro che non fosse terrore.

Quasi cinque giorni. Un’eternità quando si vivono esperienze di questo tipo.
Nel mezzo una risonanza che ha mostrato un edema – ovvero la presenza di liquido nel cervello – dovuto alla radioterapia e molto importante, più di quello presente la prima volta, quando il tumore non era stato ancora asportato. Due ospedali diversi, ma tutte compagne di stanza speciali. Nel primo, quello pubblico, una vicina di letto anziana con la forza di un leone che non ha mai smesso di ripetere a me – senza retorica – quanto fosse visibile l’amore di mio marito nei miei confronti e a chiedere a lui, quanto mi amasse. Ed una ragazza di fronte al mio letto che aveva appena partorito, come me la prima volta che ho scoperto il cancro. Nel suo caso nulla di così serio, ma la prospettiva di dover smettere di allattare probabilmente per sempre. Nel secondo ospedale, quello privato, una ragazza giovane con una sinusite, che ha accettato di buon grado il mio silenzio e la nostra situazione, con un’educazione che non dimenticherò.
E poi, il mio cuscino. Lì dove ho scoperto che i miei capelli se ne stavano andando in buona parte, cosa a cui ero stata preparata se non fosse che in una situazione del genere tutto acquista un peso differente. La debolezza fisica incide sul morale. La paura attacca la mente in maniera aggressiva. Non mi sono mai sentita tanto vulnerabile. Debole. Fragile, anche. Spaventata, soprattutto.
Poi il tempo passa e tu credi che non finirà mai, che le cose non miglioreranno, che sei perduta per sempre. Mi sono ritrovata a dormire con la luce accesa la prima notte a casa, io che non ho paura di niente. Mi sono ritrovata a piangere tutte le lacrime che per mesi non avevo versato, semplicemente perché adesso ne sentivo il bisogno. Mi sono ritrovata a dover mettere i miei figli da parte, perché non riuscivo a concentrarmi su niente, nemmeno sull’amore più grande che esista. Non riuscivo nemmeno a prendermene cura.
È disumana un’esperienza del genere. Ma al contrario di quello che si pensa, passa. Io non ci credevo, eppure passa. Ci vuole tempo, pazienza, dolore, lacrime, paura e tutti i sentimenti che in questo post ho scritto sotto forma di parola e che a me si sono presentati sotto forma di realtà. Ma passa.

Questa sono io. Oggi.
Adesso siamo a casa. Siamo insieme.
Aspetto metà ottobre per ripetere tutti gli esami e poi, si spera, cominciare l’immunoterapia. Per un anno. Almeno.
Sono di nuovo pronta a tutto. Ce la posso fare, mi ripeto ancora.
D’altronde tutte noi donne guerriere possiamo farcela, giusto?!

 

“Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza.
I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.”
– Khalil Gibran

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33 Comments

  1. claudiag settembre 21, 2018 at 12:58 pm

    Sei una guerriera vera. Ti auguro tutto il bene possibile e ti abbraccio forte. claudiag

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  2. Tea settembre 21, 2018 at 1:48 pm

    La tua forza e resilienza sono di assoluta ispirazione!
    Ti abbraccio,anche se non ti conosco, e ti immagino in piena salute e irradiata di luce e amore!
    Con affetto
    Tea

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  3. Barbara Beltrami settembre 21, 2018 at 2:24 pm

    Ciao Eva.Le tue parole sono come un uragano di fuoco,nel fuoco.Il tuo racconto é emozionalmente devastante ,terribile aver dovuto vivere momenti simili. Ma l’importante sono le risposte. Solo e solo positive!!!!!!!!!!!🌺

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  4. Maria settembre 21, 2018 at 2:50 pm

    Ti ammiro sei una guerriera. Un esempio una guida x tutte noi donne 💗

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  5. Miriana settembre 21, 2018 at 3:37 pm

    Sei la Donna che vorrei essere, quella con la D maiuscola, la Donna per eccellenza, che riesce a cogliere sempre i lati positivi, che anche se pervasa da paure e momenti di sconforto, mostra al mondo di essere più forte di tutto. Non sono un pizzico di te, e se ci penso mi sento terribilmente in colpa, ma tu sei la forza in persona, un grande esempio da seguire, per me e per chiunque ti “conosca”. Ti auguro giorni ancor più pieni di vita, vita ancor più bella di quella che, nonostante tutto, vivi. Mille Grazie e forza, guerriera immensa.

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    1. Il Frutto Della Passione settembre 22, 2018 at 4:59 pm

      Miriana, immense sono le tue parole. Solo per l’energia che mi trasmetti, io sento che quella forza invece tu la possiedi già, dentro di te.
      Grazie per questo incredibile incoraggiamento e augurio. Grazie per essere con me.
      Ti stringo con amore.

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  6. Sempremamma settembre 21, 2018 at 3:53 pm

    Tutta passa, tutto, ma lascia le sue cicatrici, che solo il tempo guarirà. Se ne esce mutate, ma se ne esce. Un abbraccio bellissima donna, bellissima mamma e bellissima moglie, amica, figlia….

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  7. Sara settembre 21, 2018 at 4:21 pm

    Forza DONNA CORAGGIO…riuscirai a superare anche questa..ti abbraccio e sei sempre nelle mie preghiere!😘 SaraZ

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  8. Alda settembre 21, 2018 at 8:40 pm

    Grazie per le tue parole e per condividere con noi questa tua esperienza. Tu sai quanto bene può fare la tua forza e la tua energia a tutte noi? Grande Eva generosa di amore non solo verso i tuoi bimbi, tuo marito , tua madre ma verso chi come me sente di volerti tanto bene perché sei esattamente come sei : una vera combattente che non si arrende mai.Un bacio grande cara!

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    1. Il Frutto Della Passione settembre 22, 2018 at 5:02 pm

      Oh, Alda! Che pensiero speciale. Quello che trasmetto io a voi è il riflesso di ciò che ricevo e viceversa. Una bellissima catena d’amore.
      Grazie per l’amore, che ricambio con tutto il mio cuore.

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  9. Lu settembre 21, 2018 at 9:08 pm

    Eva,i tuoi racconti di vita irradiano una luce bellissima sei speciale, grazie 🙏 ti abbraccio forte!

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  10. Nina settembre 21, 2018 at 10:32 pm

    Senza fiato.
    Sei un uragano di emozioni.
    Daje amica mia!❤️

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  11. Nina settembre 22, 2018 at 2:49 am

    Eva, sei così dolcemente delicata, oggi ho potuto immergermi nella tua storia fino in fondo, un viaggio che ho fatto anch’io… ma tu colori la vita, le parole, ma sopratutto colori la tua anima di una bellezza infinita. Sei un dolcissimo pensiero per me, e anche se lontani spero ti giunga il mio abbraccio. Nina 🌸

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    1. Il Frutto Della Passione settembre 22, 2018 at 5:05 pm

      Allora viaggiamo insieme io e te, Nina cara. Anche se in tempi e luoghi diversi.
      Grazie per aver colorato la mia giornata con le tue parole, altrettanto belle.
      L’abbraccio arriva forte e ricambio, col cuore.

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  12. Simonetta settembre 22, 2018 at 4:54 am

    Grazie Vera per questo tuo racconto che, credo, aiuterà molte donne un po’ meno guerriere di te. Tu sei il capo guerriero che potrà dare il suo esempio: con la lotta e la speranza si può! Un affettuoso abbraccio.

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    1. Il Frutto Della Passione settembre 22, 2018 at 5:07 pm

      Scrivere per me è terapeutico, ma spero davvero che altre persone possano trovare conforto in questo fiume di parole che mi auguro lascino sempre speranza ed una sensazione di possibilità verso il futuro.
      Grazie per la stima.
      Ti stringo forte.

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  13. ChisyPolli settembre 23, 2018 at 12:51 pm

    Ho letto questo tuo post bevendo a piccoli sorsi ogni singola parola.
    Mi batte forte il cuore perché sento forti le emozioni che hai provato e che trasmetti. Hai davanti a te una strada tutta in salita, è vero. Ma la forza che hai dentro e il tuo amore per la vita ti hanno già fatto superare i tratti più irti.
    Continua così piccola Jo (ricordi Piccole donne?). Noi siamo qui a supportarti lungo tutto il tuo percorso, fino alla meta. Un abbraccio grande quanto l’oceano 🙂

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  14. Sara settembre 23, 2018 at 1:38 pm

    Sei una donna stupenda. Sei esempio di forza e coraggio… sei bella Eva. Un forte abbraccio, Sara

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  15. Carla settembre 23, 2018 at 10:56 pm

    Tra due giorni mi laureo in medicina. Di fronte al tuo racconto mi sento piccolissima. Grazie per aver condiviso dei pensieri così intimi e personali. Sei bellissima, dentro e fuori.

    Reply
  16. Bean settembre 25, 2018 at 6:06 am

    Nuota con tutte le tue forze, cara Eva, e torna a galla, come nel tuo oceano che a volte ti accoglie serafico, a volte è incazzato e ti strapazza, così è la vita, una meravigliosa stronza. Guardando il video in cui ti tagli i capelli ho pensato a due cose:
    a mia figlia che a 14 anni ha deciso di regalare i suoi lunghissimi capelli, non si è rasata la testa ma aveva un caschetto corto che odiava ed è andata in giro col cappuccio della felpa tirato su per settimane, ma sotto, sorrideva.
    A quegli aeroporti improvvisati delle Ande, dove quando serve una pista di atterraggio si taglia l’erba in un campo. Ecco. La tua testa è una pista di atterraggio, per i baci di tuo marito, che infatti l’ha subito collaudata.
    Ti penso, a te, e alla tua mamma, col suo amore sparso per tutto il globo, per prendersi cura di tutti.
    Un grande abbraccio.

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  17. Lia settembre 25, 2018 at 9:42 am

    Le tue parole e le tue esperienze di vita si completano da sole…nel senso che c’è ben poco da aggiungere!!! Sei sempre così potente, energica e generosa, come ti hanno scritto in molte!!! Le tue storie riempiono il cuore e lo spirito, sono un esempio da seguire, infondono coraggio, speranza e tanto amore. Proprio come te credo in questi messaggi, ci credo profondamente, anche se non sono affatto brava quanto te a trasmetterli e a diffonderli…ti seguo sempre con trasporto e commozione…sono con te e con la tua splendente famiglia!!! 🙂

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  18. Sandra settembre 25, 2018 at 1:37 pm

    Eva, siete bellissimi. Nel senso più completo che questo aggettivo può avere.
    Vi abbraccio forte forte, fortissimo e vi penso, sempre fortissimo.

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  19. Miele settembre 28, 2018 at 8:10 pm

    Cara meravigliosa Eva, come sempre leggo e commento in ritardo nella speranza che tu riesca comunque a ricevere e sentire le mie parole ed il mio affetto. Oggi forse ti dirò parole egoiste e ciniche, ma ho la sensazione che le capirai. Perché due settimane fa abbiamo scoperto che mio figlio è diabetico, passato lunghi giorni in ospedale e io mi sono sentita crollare il mondo addosso, nonostante tutti mi ripetano la tiritera del potrà fare tutto, avere una vita normalissima, etc etc. Ma io vivo col terrore che un mio sbaglio o una mia dimenticanza potrebbero spedire mio figlio all’altro mondo e non me ne capacito. Ebbene oggi leggo il tuo post e ti vedo e ti sento e dentro di me impreco e mi rendo conto che cazzo, Eva sta lì con quella maschera in faccia e una cicatrice sul capo e ha vissuto l’inferno e guardala, è una leonessa che sprizza forza e vita e coraggio e saggezza e consapevolezza e bellezza. E quindi io oggi sono egoista e ti rubo un po’ di tutto questo per me e per mio figlio, e però ti prometto anche che te lo renderò ogni giorno, coi miei pensieri pieni di affetto e ammirazione, che spero possano in qualche remoto modo diventare forza ed energia e vita per te. Ti voglio bene cazzo.

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  20. Giulia settembre 29, 2018 at 7:34 am

    Eva bellissima,
    I tuoi racconti sono straordinari, parli di esperienze durissime con un’eleganza unica e con una nota di positività incrollabile.
    Io sono una tua sorella di fecondazione assistita grazie alla quale è arrivato il mio Roberto (un nome a te molto caro se non sbaglio:); spesso vedo situazioni come la tua dall’altra parte della barricata essendo un medico ospedaliero e non finisco mai di stupirmi di come persone come te riescano ad affrontare delle situazioni a dir poco drammatiche con la forza di giganti.
    Hai detto una verità sacrosanta: è orribile, è tremendo, sembra interminabile. Ma PASSA.
    Continuerò a seguirti con enorme affetto, spesso in silenzio, a volte commentando se ti fa piacere.
    Mando a te e alla tua famiglia multicolore un abbraccio immenso che copra tutto l’oceano fra noi e ti raggiunga lì dove sei.
    Giulia
    Ps. Anche io ho un uomo del cuore di nome Enzo. È il mio papà, che quattro anni fa ha combattuto e vinto la battaglia contro il cancro. Ne verrai fuori anche tu, ne sono certa.

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  21. Blueberry ottobre 14, 2018 at 8:14 am

    sei una forza della natura. Sai già che il tuo blog mi ha dato la speranza di affrontare la PMA che mi ha portato la mia Vittoria 4 mesi fa.
    Mi dispiace immensamente per tutto ciò che ti sta accadendo e ti mando ogni barlume di energia positiva affinchè tutto possa risolversi nel migliore dei modi.
    Abbraccio te e la tua bellissima famiglia.

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