Benvenuta al mondo, NF [La nascita]

La scelta su come far venire al mondo mia figlia NF è stata certamente una delle più importanti prese durante tutta la gravidanza. Scelte – quello di cui è stata fatta tutta la mia ricerca di un figlio, che poi son diventati due. I dubbi infatti non mi hanno abbandonato durante tutto quest’ultimo percorso ed ancora oggi, a nascita avvenuta, non se ne sono del tutto andati. Dopo aver rimandato per nove mesi, obbligati ormai da tempi decisamente stretti ed escluso infine il parto naturale per le ragioni già ampiamente descritte, la scelta si divideva tra parto cesareo in ospedale e in clinica privata. Nel primo caso sarebbe avvenuto venerdì 27 maggio, giorno in cui il mio ginecologo nordeuropeo lavora appunto nell’ospedale pubblico della mia città e sarebbe stato effettuato a trentotto settimane più quattro giorni. Nel secondo invece si parlava di lunedì 30 maggio, a trentanove settimane tonde tonde. La differenza sostanziale era che nel secondo caso, quello della clinica privata, mio marito avrebbe accompagnato il parto e avrebbe anche avuto la possibilità di stare con me per tutto il periodo di degenza, senza limiti o divieti, oltre ad un’innegabile comfort nell’avere una stanza tutta per me e visite con orari più flessibili. Nel primo non c’era nessuna di queste comodità, ma certamente la consapevolezza di una struttura preparata ad ogni evenienza e complicazione, ovvero una maggior sicurezza per la bambina. Credo quindi che non sia così difficile immaginare quale sia stata la nostra decisione finale, soprattutto per chi conosce il nostro trascorso e quindi il tragitto, decisamente non semplice, che abbiamo dovuto affrontare per arrivare fino a qui. 
Giovedì 26 maggio è stato un giorno lungo e agitato. Mi è sembrato di vivere per lunghissime ore in quell’esatto istante che anticipa la tempesta, in allerta. Credo che ci sia un motivo se la natura ha scelto di non preparare totalmente la donna all’arrivo del proprio figlio e di sorprenderla con le doglie. Ma ancora una volta noi la natura l’abbiamo messa da parte, perché l’unica che conosco e in cui credo è quella che mi circonda. Un giorno può rappresentare un’attesa più importante di quella fatta di settimane o mesi che lo precedono e di buono c’è sempre il fatto che, comunque vada, il giorno finisce sempre per lasciarne iniziare inevitabilmente uno nuovo. E quale giorno più incredibile esiste se non quello basato su un incontro speciale? Quale giorno può essere più grandioso di quello in cui sai che finalmente incontrerai tuo figlio? È accaduto quattro anni fa, quando mi annunciarono che martedì 3 luglio avrei portato a casa mio figlio NE ed è accaduto una settimana fa, quando ho deciso il giorno in cui sarebbe nata mia figlia NF. L’appuntamento coni miei figli è stato sempre fissato, cosa buffa considerata la possibilità iniziale che non si presentassero mai.

Venerdì ci siamo svegliati alle 5:30, per essere in ospedale puntuali alle 7:00. NE, in ferie da scuola, è rimasto a casa con mia sorella. Io, mio marito, mia madre ed una mia amica siamo partiti in direzione ospedale. L’amica in questione è una ragazza brasiliana che nei passati quattro anni ha lavorato  come infermiera proprio nel reparto maternità della struttura pubblica prescelta ed è stata una benedizione averla vicina. Se è vero che lì solo una donna può accompagnare la paziente durante il periodo di degenza e mai in sala operatoria, lei è riuscita ad essere presente in entrambi i casi. Questo non solo mi ha permesso di non sentirmi sola e di avere un supporto morale oltre che pratico prima e durante il parto, ma anche di avere l’intero filmato della nascita – che probabilmente non guarderò mai, ma che so di avere!! – e numerose foto dei primi minuti di vita della mia bambina.
L’attesa è durata qualche ora, causa sale operatorie occupate. La preparazione ha previsto due dolorosissimi buchi sui polsi per la flebo, di cui uno non riuscito, un prelievo di sangue ed un tipico cambio di abbigliamento. Una volta arrivata in sala operatoria ho trovato ad attendermi tutta l’equipe formata da vari infermieri, un pediatra neonatologo, un’anestesista, la mia amica infermiera ed infine il mio ginecologo nordeuropeo, che in questa occasione ha mostrato molta freddezza o almeno così l’ho percepita io.
Il resto è fatto di flash, nonostante fossi completamente vigile. Una me piuttosto impaurita seduta su un lettino e sotto i riflettori. Una spaventosa puntura spinale, rivelatasi meno dolorosa dell’ago per la flebo. Io che subito mi ritrovo sdraiata e comincio a perdere il controllo del mio corpo anestetizzato che trema e non smette di farlo per tutta la durata dell’intervento e anche dopo. Il freddo di quelle che mi sembrano pennellate ghiacciate sul mio corpo, io che chiedo delicatezza e vengo ignorata. Il mio braccio precedentemente ed inutilmente bucato, che di nuovo si trova a fare i conti con un ago perché l’altro sembra non funzionare. Io che faccio domande e la mia pancia che viene spinta, scossa, aggredita. Sento tutto e non mi piace. So che non è dolore, benché io lo percepisca come tale. Ho paura di qualcosa che non conosco e le mie prime lacrime non sono di commozione. Poi arriva il suo, quello di Lei, mia figlia, la mia NF ed il suo pianto trasforma il mio. Le lacrime amare diventano dolci come l’attesa che mi rendo conto essere finita e direi finalmente, ma in quel momento non sono più certa di niente ad eccezione di lei, che è vita e che continua a piangere senza sosta. Se questo in cui sto scrivendo non fosse lo schermo di un pc ma pagine di un diario, vedreste le parole che sto scrivendo sfocate dopo essere annegate in quelle che sono gocce d’emozione straripate da occhi che non riescono a contenere tutta la meraviglia degli ultimi giorni, degli ultimi anni. Occhi che guardavano il vuoto e che oggi scoppiano di vita, accecati dall’immagine dei miei bambini. Mentre la visitano chiedo se sta bene, più volte di quante mi venga risposto. Non riesco a vederla, ma la sento e non parlo solo di suoni. La sento dentro, nonostante io sia ormai tornata ad essere un involucro vuoto e accetto la violenza che continuo a sentire sul mio ventre, ancora tormentato da mani che a me sembrano feroci ed inadeguate. Guardo la mia amica, mi aggrappo a lei come se fosse un tramite. I suoi occhi vedono quello che vorrei vedere io e lei sorride, emozionata e anche un po’ scossa – mi confesserà più tardi. Mi dice che va tutto bene, che è bella e che ha tanti capelli. Questa è stata una delle poche battute che mi sono concessa durante la gravidanza, il fatto che sarebbe stata piena di capelli per via di mio marito e della sua genetica. Se ci ripenso, quanto sono stata seria sull’argomento gravidanza. Nove mesi col fiato sospeso, in attesa di poterlo tirare e ricominciare a respirare a fondo. L’ossigeno, lo stesso che mi hanno costretto ad usare durante l’operazione. Un’altra fastidiosa sensazione, tra le tante. Poi la calma sul mio corpo, in quella che ho immaginato fosse la fase in cui vengo ricucita, chiusa ed in quella sutura c’è legato il mio saluto a questa vita interiore. Il mio ventre torna un luogo oscuro, come in origine, come quando lo detestavo, come dopo averlo rivisto pochi giorni dopo allo specchio di casa. In quella stanza asettica però ancora non sapevo cosa aspettarmi dal mio corpo e la mia testa ballava una danza frenetica tra Lei e me, tra la bellezza della vita che nasce e quella di un tempo che finisce. Mi vengono fatte congratulazioni che non ascolto e mi viene portata mia figlia, appoggiata in maniera innaturale tra petto e testa. La sento sul collo e non posso vederla, quando invece ne avrei bisogno. Vorrei più di tutto darle un volto e non ci riesco ancora, intravedo dettagli e non la riconosco. Riuscirò solo più tardi a perdermi nei suoi lineamenti e a confermare la sorpresa di un volto inaspettato, fuori da qualunque mia idea o immaginazione. È diversa da me e da mio marito, è unica. La sua faccia è particolare, rotonda come la pancia che l’ha vista crescere. Labbra e occhi sfilati, il naso all’insù. Il mento sfuggente ha una piccola fossetta che nessuno della nostra famiglia possiede. Sulla fronte una lieve voglia rosa. Una descrizione disarmonica, che compone invece il volto di femmina più incredibile che io abbia mai visto. Come era accaduto la prima volta in cui sono diventata mamma, è colpo di fulmine e per la seconda volta nella mia vita mi ritrovo faccia a faccia con quel tipo di amore incontenibile che solo un figlio è in grado di far provare, un tipo di passione che non ha sesso, colore o definizione, ma che è naturale come non sempre lo sono le vie che ti portano a provarla ed inevitabile, come l’amore per qualcosa che sappiamo essere al di sopra della nostra stessa esistenza. 
Il dopo è fatto di soffitti. Distesa senza potermi muovere, senza poter alzare la testa, senza poter parlare per ore, vengo trasportata in diverse sale, fino a quella definitiva che ho condiviso con altre quattro donne, sei se si conta quelle che se ne sono andate via prima lasciando spazio ad altre due. NF viene presa più volte per essere visitata, misurata e pesata. L’attaccano al mio seno ancora vuoto più volte e viene posizionata tra le mie gambe. Abitudine ambigua, penso. Le ore passano e arriva mia madre prima, la quale trascorrerà tutto il tempo al mio fianco e mio marito Roberto dopo, presente solo in orario di visita. Mi emozione e continuo a ripetere che è bellissima, perché lo penso davvero e come ho già scritto, perché di tutti i volti immaginati lei ha certamente scelto il più bello. La guardo e mi riempio gli occhi, forse è per quello che si ha bisogno di buttare fuori lacrime penso, per lasciare entrare dentro il resto e quello che vedo io non è il resto, perché lei è l’intero. Lei, il sogno che diventa realtà per la seconda volta. Lei, la vita negata che esplode e sboccia nel nostro giardino.
Sono innamorata e lo sono follemente, dal primo istante. Temevo una reazione diversa, “accade” – mi avevano annunciato, ma non a me. La meraviglia mi ha sorpresa, probabilmente anche perché sprovvista di solide basi. Le avevo costruito un terreno dissestato, lo stesso su cui ho camminato per nove mesi così da poter giustificare una possibile caduta. Quando parti dal basso, quando ti aspetti il peggio, non può che migliorare e anche se io ci ho provato ad essere positiva durante tutto il tragitto che mi ha condotto fin qui, mentirei se dicessi di esserci riuscita del tutto. Luce e buio alternati fino ad oggi e poi l’esplosione, l’illuminazione che non si spegnerà più. Siamo completi, la mia famiglia c’è tutta o almeno la parte prevista fino ad oggi, perché al futuro non mettiamo limiti. Se così avessimo fatto, oggi non saremo in quattro, oggi non avrei tutto questo ed è un tutto enorme, infinito. 
NF è nata, arrivando così nel mondo e con eterno stupore, proprio nel mio. Un meraviglioso fiore di 3,350 chilogrammi per 49 centimetri. Ecco il peso finale, dopo tanti dubbi. Sono così emozionata, sono così grata alla vita per avermi concesso tutto questo. Come accadeva con NE all’epoca, il mio cuore sobbalza ogni volta che guardo Lei e anche Lui, che è fenomenale come fratello, come figlio e come bambino. Lui che possiede un cuore di dimensione esagerate, lui di cui vi racconterò in separata sede perché merita, perché è un argomento quello del legame tra i miei figli che mi tocca più di qualunque altra cosa al mondo.
Domenica pomeriggio siamo tornate a casa e abbiamo cominciato la vita a quattro, quella che per anni è stata una chimera e che adesso è reale, seppur coperta da un alone di magia. Se il secondo giorno di vita mia figlia lo ha trascorso piangendo in ospedale, quelli arrivati dopo sono stati davvero naturali e piacevoli. È una routine nuova per me e certamente stancante, ma il suo ritmo mangia/dormi rende la quotidianità facilmente affrontabile. La notte si sveglia ogni due, tre ore generalmente senza piangere, qualche volte devo farlo io a malincuore. La allatto e rimetto nel lettino, dove lei torna a dormire. Se non dorme, rimane comunque tranquilla. L’allattamento non è una passeggiata ed io non mi aspettavo certo fosse così doloroso. Ma dalla mia parte ho una produzione industriale di latte, tanto da dover usare gli specifici assorbenti per non ritrovarmi bagnata fino ai piedi. Evento che accade regolarmente!! La ripresa post parto invece è stata e continua ad essere la parte più dolorosa fisicamente e difficile psicologicamente. Non me lo aspettavo. Affatto. Forse ero partita impreparata, forse avevo preso alla lettera chi dice che è un parto indolore, forse non ho mai accettato del tutto la scelta di un cesareo programmato, fatto sta che non mi aspettavo niente di quello che è accaduto dopo. Non mi aspettavo di trovarmi con una pancia enorme, poco meno grande di quella che conteneva la vita. Non mi aspettavo che la ripresa fosse così lenta e che in casa fosse più difficile che in ospedale, dove grazie alla morfina ero in piedi già la sera stessa. Non mi aspettavo fitte di dolore forti come pugnalate e bruciori di ferite interne invisibili ma presenti. Non mi aspettavo un taglio chirurgico così grande sul pube. Non mi aspettavo di gonfiare come mai è accaduto in gravidanza, sull’addome, sulle gambe e anche sulla schiena. Non mi aspettavo di montare sulla bilancia e trovare un peso superiore a quello preso in nove mesi. Non mi aspettavo di guardare lo specchio e vedere riflessa l’immagine di un corpo scomposto, l’abbozzo di una figura che non riconosco e che trovo priva di armonia e di senso. È un corpo informe che trova giustificazione solo quando stringo tra le braccia la creatura che motiva questo cambiamento. Non mi aspettavo di partorire e ritrovare all’istante il mio vecchio corpo, ma non mi aspettavo nemmeno di vederlo peggiorare in maniera così significativa. Dolore e metamorfosi creano sconforto ad una donna, noi che passiamo la vita cercando di piacerci al massimo, noi che in fondo in fondo siamo tutte un po’ vanitose.
Ne vale la pena, è ovvio. I figli valgono qualunque sforzo, sacrificio, rinuncia, cambiamento o lotta. Non è facile, è altrettanto ovvio. Perché il parto cesareo è un intervento invasivo e la ripresa è lenta, senza sconto sulla sofferenza. 
Lei è la risposta a qualunque domanda su quello che è accaduto o che ho provato. Una settimana fa mi aspettava l’ultima notte con la pancia, dentro la quale dormiva beata mia figlia. Oggi quella stessa meravigliosa creatura dorme al lato del mio letto, sotto i miei occhi. Un attimo e la vita cambia ancora una volta. Un attimo e una pancia si trasforma in vita. Un attimo e una mamma moltiplica il suo amore per i figli che possiede.
Sono felice. 
“Mettere al mondo un bambino è un’esperienza talmente profonda e misteriosa che da sola riesce a dare alle donne una conoscenza sufficiente della verità.”
[Banana Yoshimoto – Il coperchio del mare]
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93 Comments

  1. Nia Giugno 3, 2016 at 8:34 am

    E' bellissima, complimenti.
    Nelle parole che raccontano il tuo parto e il post parto mi riconosco molto. La mia seconda bambina è nata con un cesareo, anche se non programmato, e posso assicurarti che tutte le tue sensazioni sono normali, almeno per me.
    Buona vita!

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    1. Il Frutto Della Passione Giugno 8, 2016 at 9:01 pm

      Mi conforta molto sapere di non essere sola, anche se passati i primi dieci giorni comincio a sentirmi decisamente meglio!!
      Grazie mille.

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  2. IlMondoRotola Giugno 3, 2016 at 9:09 am

    È bellissima davvero.
    Ti seguo da tanto in silenzio, e vi auguro moltissimo bene!
    Io ho avuto bisogno di molto più tempo, sia di testa che corpo, dopo il primo cesareo piuttosto che il secondo nato naturalmente. È faticoso è normale che lo sia, coccolatevi e vivete il momento.
    Cate

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    1. Il Frutto Della Passione Giugno 8, 2016 at 9:03 pm

      Vedo che i tempi lunghi di ripresa dopo un cesareo sono cosa comune. Mi conforta il fatto di sapere che un parto normale è possibile anche dopo… Se posso chiedere, quanto tempo è trascorso tra i due parti?

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    2. IlMondoRotola Giugno 14, 2016 at 8:37 am

      quattro anni ma si fa' anche con molta meno distanza. Spero tu ti senta meglio!

      Reply
  3. Cecilia e Sabrina Giugno 3, 2016 at 9:48 am

    Piango. Aspettavo ansiosa questo post, aggiornando questa pagina più e più volte al giorno. Benvenuta bellissima Nina Flor. Che meraviglia Eva. Sono immensamente felice per voi, il mio cuore è colmo di gioia. Lascia andare i ricordi poco piacevoli, tutto passa….e poi lo sappiamo che le strade in discesa non fanno per voi hihihihih.

    Buona vita fantastici quattro!
    Ti abbraccio forte forte

    Ceci

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    1. Il Frutto Della Passione Giugno 8, 2016 at 9:06 pm

      Hai perfettamente ragione, le cose facili non ci piacciono proprio… 😉
      Adesso, per fortuna, va già decisamente meglio!!
      Grazie per l'affetto

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  4. Licia Zarcone Giugno 3, 2016 at 10:41 am

    La cosa incredibile è che ogni giorno che passa tutto riesce a diventare sempre piú bello e magico <3
    Benvenuta piccola NF, che il sole ti risplenda sempre in viso!

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  5. Babi Giugno 3, 2016 at 11:14 am

    Mio dio è meravigliosa hai due figli stupendi,siete una famiglia bellissima.piano piano ti riprenderai anche fisicamente…tanti tanti auguri.

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    1. Il Frutto Della Passione Giugno 8, 2016 at 9:08 pm

      Grazie mille per i complimenti e per la forza. Sto già molto meglio, per fortuna.

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  6. silvia Giugno 3, 2016 at 11:31 am

    Siete bellissimi! E' una felicità conquistata con sudore ma ora finalmente è arrivato il momento di goderne appieno! Io sono ancora nella fase pma…quindi spero di avere anche io un po' di fortuna ed arrivare a questo straordinario giorno!
    Un abbraccio grande

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    1. Il Frutto Della Passione Giugno 8, 2016 at 9:13 pm

      È il nuovo inizio che arriva dopo un lungo viaggio. Spero che il tuo sia breve e, per quanto possibile, piacevole. Spero che il tuo sogno si realizzi presto.
      In bocca al lupo. Ti abbraccio.

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  7. ♥Sara♥ Giugno 3, 2016 at 11:45 am

    Congratulazioni!!!! ma cone si chiama questa bellissima principessa??

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