Babbo

Il primo giorno dell’anno, è un giorno di dolore.
Dovrebbe significare l’inizio di un qualcosa, mentre a me ricorda solo la fine.

Mio padre è morto in questa notte di festa, otto anni fa.
Ero lontana, tanto per cambiare. Ero a Sharm el Sheikh con una collega, che all’epoca credevo amica. Ero felicissima di poter passare il mio primo capodanno al caldo.
Ricordo la nostra telefonata, pochi giorni prima. Telefonata che ancora non sapevo sarebbe stata l’ultima.

Il mio babbo era un ganzo, come diciamo noi toscani. Non posso dire che fosse un brav’uomo, né che fosse perfetto. Nella sua vita aveva sbagliato così tante volte e con così tante persone, da poter essere odiato per sempre.
Aveva litigato con la sua famiglia, lasciato la moglie e trascurato le figlie. Dava un valore eccessivo ai soldi, alle cose materiali. Era un uomo solo, con una compagna senza niente di umano.
Nonostante tutto però, ero follemente innamorata di lui. Come lo sono oggi.
Era il mio uomo. Era diverso da chiunque abbia mai conosciuto. Era libero, era un marinaio, era un genio, era fuori di testa, era un artista, era colto, era bello anche con i suoi chili di troppo.
Era originale, spericolato, amante ossessivo dei motori.
Indimenticabili i nostri mesi estivi in barca, le nostre girate in moto, le nostre corse in auto. Mi ha insegnato a guidare la macchina a nove anni, il motorino a dieci. La barca ancor prima.
Era irreale. Lui e il suo modo di vivere.
Era il sole, era positività, era rumore, era simpatia. Era immenso.
Adoravo la sua voce calda e profonda, potente come la sua esistenza.

Aveva distrutto tutto, eppure sembrava non essere mai stanco della vita. Con gli anni aveva ritrovato me, poi anche mia sorella.
Era diventato un buon padre. Ci amava. Eravamo il suo punto di riferimento, eravamo il senso delle sue azioni.
Mi spingeva a fare le cose, a buttarmi nelle avventure. Per lui ero la migliore in tutto. Lo detestavo per questo, sentivo il peso della sua estrema fiducia. Credeva in me e col tempo, aveva imparato ad accettare anche quello su cui discordavamo.
Fu lui a spingermi ad andare a Londra, quando a vent’anni decisi di partire.
Ed è per questo motivo che provai un grande dolore, durante quell’ultima telefonata.

Era cambiato già da un pò, non si sentiva bene, ma quando quel giorno mi disse di non partire, di non andare, quando mi chiese che senso avesse quel viaggio… ecco, in quel momento avrei dovuto capire.
Sarei dovuta restare.
Ma col senno di poi, siamo tutti bravi!!
Rimasi sconcertata. Gli chiesi cosa diavolo avesse in testa, discutemmo animatamente. Attaccai il telefono e piansi.
Fu lui a richiamarmi, mettendo da parte il suo orgoglio. Mi chiese scusa, lui che non lo aveva mai fatto, mi disse che dovevo partire, che era giusto e che era felice per me.
Mi disse che aveva detto cose prive di senso, che gli sarei mancata e che stava invecchiando, per questo ogni cosa aveva un peso differente. Le sue preoccupazioni, erano differenti.
Ma a cinquantacinque anni non si è vecchi!!
Ci chiarimmo. Ci salutammo tranquilli, con amore.

Non avrei mai più sentito la sua voce. Il suo cuore malato non me lo avrebbe permesso.

Montai su quell’aereo.
Al mio arrivo chiamai solo mia madre. Non me lo perdonerò mai.
Parte della notte di fine anno trascorse in allegria tra gente, balli e vino. Ero giovane e spensierata, è impossibile non essere belle e felici quando si è così.
Le linee telefoniche erano intasate, non riuscii a parlare con nessuno.
Poi, nella notte, la chiamata.
Mia madre, che dall’altra parte del telefono dice che mio padre sta molto male, che devo tornare immediatamente. L’alcool che non fa connettere il mio cervello con le sue parole, mia sorella che urla a chilometri di distanza “digli la verità!!”. Non capivo niente.

Di quello che è successo dopo, rimane solo un ricordo confuso. La mia “amica” ubriaca che vomitava e mi ignorava, amica che ha pensato bene di non tornare con me.
Io che cercavo aiuto, disperatamente.
Trovare un volo la notte di capodanno è una follia!!
Arrivato il giorno, i voli disponibili erano due. Uno arrivava poche ore prima dell’altro, ma con tanti scali. Chiesi a mia madre quale avrei dovuto prendere, quanta furia c’era… rispose che potevo prendere il secondo. E anche se continuò a mentire sullo stato di salute di babbo, le mie speranze si affievolirono.
Volevo crederle. Volevo che continuasse a mentire per sempre. La verità non mi aveva mai spaventato tanto.

Il volo durò un istante o un’eternità, non lo ricordo.
All’aeroporto trovai ad aspettarmi il mio, già all’epoca, ex fidanzato con una delle mie migliori amiche. I loro sguardi furono sufficienti per capire.

Del dopo non esiste un racconto, solo una massa informe di emozioni.

Ogni primo gennaio, il vuoto rimasto è particolarmente buio e pauroso.
Il dolore non svanisce, ma si impara a domarlo.
La memoria, comincia a confondere realtà e fantasia.
L’amore invece, rimane immutabile e limpido nel tempo.

“Ma le cose che ci mancano non mancano sempre allo stesso modo.
Un giorno ci mancano solo nella testa, poi nella testa e nel collo, fino a mancare anche nelle dita.
Lui mi manca anche nelle dita e nelle unghie e nelle pellicine.
Se
mi mancasse solo nella testa, certo potrei riempire il vuoto col
ragionamento, ma come posso far ragionare un dito? Ma come posso far
ragionare un ginocchio?”
[Tre voli – Chiara Zocchi]
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19 Comments

  1. Marica gennaio 9, 2013 at 8:28 pm

    oddio, mi hai fatto piangere

    un abbraccio!

    Reply
  2. Lia novembre 12, 2013 at 12:54 pm

    Non so neanche come sono arrivata qui ma ti sto leggendo, dal tuo primo commento in avanti e quante lacrime mi sono scese ora…non riesco neanche a scrivere, eppure la mia storia non c'entra nulla con la tua ma le tue emozioni sono forti e sincere, si è questo che mi ha catturata! Anche quando parli del tuo meraviglioso bambino…brava, complimenti per la tua grinta e il tuo coraggio, continua così!!!

    Reply
    1. Il Frutto Della Passione novembre 12, 2013 at 7:08 pm

      Grazie Lia, per le belle parole che mi hai lasciato!!
      A volte, non importa vivere le stesse esperienze, per sentirsi vicine 🙂
      Un abbraccio

      Reply
  3. allafinearrivamamma gennaio 13, 2014 at 9:58 pm

    non avevo letto questo tuo post.
    Ora piango.
    Mi rinnova il dolore vissuto sei mesi fa con la mamma di mio marito che era come un'altra mamma per me.
    Quella corsa, la tua stessa vissuta in aereo, e il bisogno di credere che non è possibile, il bisogno di una bugia…
    come mi sono sentita vicina a tutto quello che hai raccontato…
    mi dispiace tanto..
    davvero tanto..

    Reply
    1. Il Frutto Della Passione gennaio 14, 2014 at 12:15 pm

      Ti ho seguita, in quel tuo dolore. Ricordo bene le tue parole di sofferenza, anche se magari ho commentato poco. Ricordo anche il modo in cui ti sei presa cura di tuo marito ed è stato bello.
      Non esiste un momento giusto, per dire addio a chi si ama.
      Ti abbraccio con tanto affetto, Anna.

      Reply
  4. Squa gennaio 14, 2014 at 4:50 am

    Leggo il tuo racconto e mi si strazia il cuore, ancora e ancora, già straziato per la mia propria corsa in aereo.
    Conosco esattamente i contorni di quel ….Non me lo perdonerò mai…..
    Ci combatto ogni giorno da più di due anni. La fortuna che hai tu è di poter recuperare nel tuo cuore quelle immagini di vita e gioia del tuo papà ganzo. Non é poco, non sottovalutarlo. Riempi i pensieri dei ricordi più belli. Ti abbraccio stretta stretta.

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    1. Il Frutto Della Passione gennaio 14, 2014 at 12:21 pm

      In realtà, i ricordi non sono molti. Mio padre non ha mai vissuto con me e il tempo comincia a confondere realtà e immaginazione. Non ho nemmeno qualucuno che può aiutarmi a ricordare. L'unica persona che potrebbe farlo, per me, è morta molto tempo fa, nonostante respiri ancora!!
      Proverò a sceglierne alcuni e a tenerli stretti. Spero anche che tu riesca a fare lo stesso, qualunque sia la tua storia.
      Un abbraccio

      Reply
  5. MammaInOriente gennaio 14, 2014 at 3:00 pm

    Nemmeno io avevo letto questo post…
    Felice che tu l'abbia riproposto perchè pur se triste, è pieno d'amore ed emozione.
    Anche mio babbo ( sì lo chiamo anch'io alla toscana) è molto imperfetto e, ora che sono adulta, non posso non vedere i suoi tanti difetti. Eppure anch'io sono ancora invaghita di lui come quando ero bambina…

    Reply
    1. Il Frutto Della Passione gennaio 14, 2014 at 6:52 pm

      Crescendo si diventa più tolleranti coi difetti e le imperfezioni dei nostri genitori. Diventandolo noi stessi, ci rendiamo conto di quanto sia complicato quel ruolo.
      Adoro la parola Babbo. E' una delle prime parole imparate da mio figlio,anche se adesso lo alterna con la versione portoghese, Papai.
      Ti suonerà come retorica, ma goditi tutti i difetti del tuo babbo!!

      Reply
  6. Valentina VK gennaio 14, 2014 at 4:50 pm

    grazie per averlo rilinkato, non ti conoscevo ancora quando lo hai scritto e non sapevo della perdita di tuo padre.
    sono certa che lui e' molto felice per te, anche adesso

    Reply
    1. Il Frutto Della Passione gennaio 14, 2014 at 6:56 pm

      E' una domanda che mi pongo costantemente, quella di cosa avrebbe pensato delle mie scelte, se fosse ancora vivo!!
      Temo che non le avrebbe approvate tutte, ma sono certa che le avrebbe rispettate e col tempo, forse, condivise. In ogni caso, non conoscerò mai la risposta e a me piace pensarla così!! 🙂

      Reply
  7. Robin :D gennaio 15, 2014 at 10:10 am

    Ti ringrazio anch'io per aver linkato questo post, la profondità del vostro amore si sente fin qua.

    Reply
  8. Sandra gennaio 18, 2014 at 12:31 pm

    Grazie davvero per aver scritto: non posso dire che fosse perfetto. Grazie per averci ricordato che l'amore dei figli per i genitori è LA RICONOSCENZA PER LA VITA anche se magari i nostri genitori non l'hanno spesa al meglio. Abbraccione XXL

    Reply
  9. dongdong marzo 28, 2016 at 2:29 am

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